Tudor, pregi e difetti della sua Juventus
Il marchio di fabbrica di Igor Tudor è senza dubbio la difesa a tre. Il suo modulo preferito è il 3-4-2-1, utilizzato
praticamente sempre nel corso della sua carriera (all’Udinese, al Verona e al Marsiglia) che può
diventare un 3-2-4-1 in fase offensivo o un 4-4-2 in fase di non possesso.
Le caratteristiche principali del gioco del tecnico croato sono il pressing alto per cercare di interrompere la
costruzione degli avversari e quindi di recuperare palla in fase offensiva, il gioco uomo su uomo,
come già fatto, con grandissimi risultati, da Gasperini all’Atalanta, una difesa solida con difensori
forti fisicamente a cui chiede massima concentrazione per evitare di commettere errori, transizione
rapide, infatti, cerca sempre di verticalizzare il gioco una volta riconquistata palla in modo tale da
non permettere agli avversari di posizionarsi al meglio, utilizzo costante delle corsie laterali con i
quinti che giocano un ruolo fondamentale sia in fase difensiva che in quella offensiva e l’intensità,
soprattutto il dispendio di energia dei giocatori che sta alla base del suo approccio.
Tudor è un leader e darà grinta alla squadra, allo stesso tempo, però, è un allenatore con cui non è semplice
convivere e una dimostrazione in questo senso può essere data dal fatto che sia andato via ovunque
abbia allenato. È successo al Verona, al Marsiglia e soprattutto alla Lazio che ha lasciato dopo che
la società non acconsentì alla cessione di alcuni giocatori. La personalità dell’allenatore croato può
essere sia positiva perchè trasmette determinazione e grinta alla squadra ma anche negativa perchè
ha avuto problemi con allenatori e dirigenti in quasi tutte le sue esperienze.
